Investire in obbligazioni: la tassazione dei proventi


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I redditi provenienti da un qualsiasi tipo di investimento sono tassati, ovviamente, e le modalità e gli importi dipendono dal tipo di investitore (privato o azienda), dallo strumento finanziario, e dalla durata dell’investimento.

Un piccolo risparmiatore, una persona fisica che non esercita attività d’impresa, deve pagare le tasse sui redditi di capitale e diversi ( cedole, interessi, dividendi ).

Sulle obbligazioni con scadenza inferiore ai 18 mesi vi è un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, applicata con aliquota del 27 %. La stessa aliquota viene applicata a depositi e conti correnti bancari e postali.

Quando la scadenza delle obbligazioni supera i 18 mesi, l’aliquota applicata è del 12,5 %. Questa viene applicata anche alle plusvalenze ed ai dividenti degli investimenti azionari.

Nelle obbligazioni la tassazione si applica alle cedole, allo scarto di emissione (differenza tra valore nominale e prezzo di emissione ), ed al guadagno in conto capitale.

La tassa sui guadagni in conto capitale (ottenuto dalla differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto) viene comunemente conosciuta come la tassa sul capital gain. Nelle obbligazioni si può calcolare il capital gain nel caso in cui l’obbligazione sia stata acquistata dopo l’emissione o venduta prima della scadenza.

Le regole entrate in vigore nel luglio ‘98 prevedono diverse soluzioni per la dichiarazione.

Un investitore che sceglie di dichiarare con il regime della dichiarazione calcola personalmente il risultato dell’investimento e paga la tassa sul rendimento ottenuto. Tutto ciò si fa al momento della dichiarazione dei redditi.

Nel caso del regime del risparmio amministrato farà tutto la banca, che provvederà a calcolare i guadagni del cliente ed a versare le tasse.
Con il regime di risparmio gestito il gestore del fondo sarà sostituto d’imposta. Affidato il denaro alla società di gestione, l’investitore non si dovrà preoccupare di nulla.

Purtroppo il risultato di un investimento non è sempre un guadagno, cosa bisogna fare in caso di perdite?
In questo caso le minusvalenze, le perdite, andranno a creare un credito d’imposta valido per i quattro anni successivi alla liquidazione della posizione. Questa operazione avviene in modo del tutto automatico.

Nel caso di obbligazioni estere si ha una tassazione del 12,5 %, e per le obbligazioni non di stato fino a 18 mesi l’aliquota sale al 27%.

Novità fiscali 2011 – Come cambierà la tassazione delle obbligazioni

In questo periodo si parla di importantissime novità in materia di tassazione a causa delle modifiche introdotte dalla Manovra Finanziaria Correttiva 2011. La disciplina fiscale ha subito profondi cambiamenti in vari punti, ed il tutto è ancora in fase di perfezionamento.

Una delle modifiche che ci interessano in questa sede è quella riguardante il deposito titoli. Aumenta l’imposta di bollo, e non di poco, ma solo per i grandi investitori. Infatti, per i dossier uguali o inferiori a 50.000 l’imposta sarà sempre di 34,20 €, mentre per i portafogli compresi tra 50.000 e 150.000 sarà di 70 € ( 230 dal 2013), 240 € per dossier compresi tra 150,000 e 500,000 ( 780 dal 2013 ), e di ben 680 € per portafogli superiori ( 1.100 dal 2013).

Si tratta di un cambiamento importante per i piccoli risparmiatori, che dovranno sostenere una spesa importante, e che probabilmente divorerà parte dei guadagni. L’imposta inciderà sicuramente meno sui grandi portafogli, ma è comunque un costo non trascurabile.

Con questa manovra lo Stato cerca di recuperare miliardi di Euro, ma farà sicuramente scappare tanti risparmiatori.

Purtroppo non abbiamo finito con le cattive notizie. Pare che nei prossimi anni la tassa sul capital gain verrà portata al 20 %, dall’attuale 12,5 %. Non è ancora chiaro quali strumenti finanziari verranno colpiti, ma pare che siano esclusi i Titoli di Stato.